Not Safe For Work

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lunedì 26 giugno 2017

Mine #domination #domina #dominagoldy #bdsm #mine


BDSM And Sadism Aren't The Same Thing, But 'Fifty Shades Darker' Raises Some Questions

The Fifty Shades franchise often comes under fire for its poor representation of BDSM, but it also pushed a once marginalized kink identity into mainstream sex and relationships discourse, helping scores of readers shed light on their desires and feel more comfortable talking about them.
Fifty Shades Darker tackles the sadism part of BDSM, which is why it's important to point out that sadism and BDSM are not the same thing. The trilogy as a whole is by no means a model of BDSM to be emulated, but it does deserve some credit for sparking curiosity in an accessible way and leading folks to research more about the subject(s) on their own.

In Fifty Shades Darker, Christian Grey reveals that he self-identifies as a sadist who enjoys inflicting pain on women who look like his mother. That last bit is a deeply problematic idea to unpack on another day, so for now, let's just focus on the truthful bits — a sadist is someone who enjoys inflicting pain upon others for sexual or psychological gratification. Correct! And also: sadist is a totally cool way to self-identify and sadism is a sexy act to practice with intention on consenting and enthusiastic partners!


But! BDSM and sadism are not necessarily the same thing. The acronym BDSM is actually an umbrella term that breaks down into three different categories of kink identity: bondage and discipline (B/D), dominance and submission (D/s), and sadism and masochism (S/M or, more colloquially, S&M). Here's what they all mean:
The first one is pretty self-explanatory. It describes enthusiasts of bondage, meaning those who enjoy restraining others or being restrained via rope, cuffs, harnesses, etc., and those who enjoy protocol play, eg., giving or obeying orders, doling out or receiving punishments, and other ways of performing "discipline."
D/s refers specifically to power play: a power exchange between a Dominant, who holds the reins, so to speak, and a submissive, who willingly hands the reins over to be dominated. Dominants and submissives can obviously play with bondage and discipline, too. And they can also incorporate pain play, which brings us to part three.
S&M stands for sadism and masochism, which is the complementary relationship between those who enjoy inflicting physical or psychological pain (sadists) and those who enjoy receiving it (masochists). Physical pain can describe things like impact play (eg., flogging or spanking), piercing play, body clamps, or even something as simple as biting. Psychological pain can describe things like the intentional use of humiliation or degradation (eg., name-calling or slut-"shaming").
As always, research, communication, and consent are your best bedfellows for navigating these kinks safely.

So while sadism (and its masochism counterpart) is or can be a piece of exploring BDSM, it doesn't have to be. A person could be into other aspects of BDSM, while feeling neutrally or even negatively about the prospect of giving or receiving pain. They don't have to go hand in hand. Think of BDSM as a menu of options, and not as a list of requirements a person absolutely must meet in order to be kink-identified, or welcomed into the BDSM community.
 

Also, keep in mind that the purpose of these labels and identities is to provide folks with some common language with which to understand and communicate their sexual and romantic desires. If you can communicate your desires without the use of these labels or identities, then there's no pressure to use them if you don't like them! If, however, you're searching for likeminded partners or community — and finding people with whom you can process the stuff that comes up during any BDSM play who aren't also your partner(s) can be super, super important — then these words, ideas, and identifiers are here for you to use. They aren't mandatory, but they can help us articulate what we're looking for in a way that makes the process a little clearer and easier.


https://www.bustle.com/p/bdsm-sadism-arent-the-same-thing-but-fifty-shades-darker-raises-some-questions-36918

Playtime with my puppy #DG ##FB #domina #plug #dominagoldy #puppy #puppyplay #puppyplaytime #submission


lunedì 19 giugno 2017

Che cos’è lo “Spanking”?

“Spanking” è una parola anglosassone che significa “Sculacciata“. Il termine è anche noto come “Spankophilia” ed è utilizzato per indicare una particolare pratica erotica tipica del mondo BDSM dove una persona viene punita attraverso delle sculacciate sui glutei. Lo Spanking richiama la vecchia pratica che veniva utilizzata per punire i bambini monelli che si comportavano male che si mettevano sdraiati a pancia in giù sulle gambe degli adulti e venivano picchiati con il palmo della mano aperta.
La sculacciata può anche coinvolgere la sfera sessuale dato che le mani e lo sguardo dello sculacciatore si trovano necessariamente molto vicini ai glutei e all'organo sessuale della vittima. Quando è un uomo a sculacciare una ragazza (oppure una donna con un ragazzo) e magari viene richiesta la nudità della vittima, è inevitabile che si crei una situazione di eccitazione sessuale di uno dei due o di entrambi.
In questo caso è più corretto ricorrere alla lingua inglese per differenziare la sculacciata (punizione) dallo spanking (gioco sadomaso).

Lo Spanking è un gioco sessuale che viene utilizzato molto all’interno di un rapporto di tipo BDSM.
Le persone che praticano spanking si dividono in spankers (gli attivi, quelli che le danno) e spankee (i passivi, che ricevono i colpi): per loro le sculacciate sono un'arte fine, da fare in sessioni che durano almeno un quarto d'ora, mezz'ora, e che non necessariamente prevedono il sesso.
Tra tutte le modalità che hanno a che fare con il sesso kinky e con il bdsm, lo spanking non richiede nessun tipo di tecnica particolare, non richiede nessun ausilio, nessuno strumento, nessun feticcio.
E' uno dei modi più semplici per provare il brivido del BDSM senza bisogno di procurarsi alcun accessorio extra: tutto quello che serve è una mano, un paio di glutei da sculacciare e un po’ di energia da infondere nella suddetta mano (e una minima, ma davvero minima, capacità di mira).
PERCHÉ MI PIACE SCULACCIARE GLI ALTRI?
Le persone amano sculacciare soprattutto perché amano l'idea di esercitare il proprio potere su un'altra persona che è ben felice di subire questo potere. Non solo: chi lo fa, sa benissimo che sta regalando sensazioni meravigliose a chi riceve le sculacciate, si tratta di un incastro di bisogni e preferenze molto gratificante per entrambi. Sapere che l'altra persona si fida così tanto di te, da darti carta bianca su come, quanto e con cosa sculacciarla, è davvero galvanizzante.


Per andare sul sicuro all'atto pratico, segui i 5 consigli per principianti dello spanking:
1) Valuta bene la persona con cui vuoi fare spanking, sia che tu riceva o che tu dia. Deve essere qualcuno di fiducia, qualcuno che rispetterà i tuoi divieti e le tue barriere.
2) Scegli una posizione comoda. Altrimenti sarai costretta a fermare le sculacciate perché ti vengono i crampi alle gambe, o alle mani!
3) Comincia con (o richiedi) colpi leggeri: servono per scaldare l'atmosfera e per capire la sensibilità di chi li riceve. Piano piano, aumenta l'intensità delle sculacciate e valuta bene la reazione dell'altro: gli sta piacendo? Si sta eccitando? Ne chiede ancora?
4) Variare è fondamentale. Puoi alternare le sculacciate (o chiedere di farlo) con colpetti leggeri della mano o con carezze, magari usando oggetti morbidi. Alcuni paddle (le apposite palette) hanno due lati diversi: uno duro e l'altro peloso. Alternandoli è possibile far durare la sessione di spanking più a lungo, e in più dai la possibilità a chi riceve di avere un po' di sollievo. Puoi anche variare la zona che colpisci: prova non solo sulle natiche, ma anche sulla parte alta delle cosce, vicino all'attaccatura del sedere. L'importante è che le zone colpite abbiano uno strato di grasso. Altrimenti si rischia di fare male e basta.
5) Avere una safeword, una parola di sicurezza, di fronte alla quale si ferma lo spanking, è sempre raccomandabile. Le più utilizzate sono "rosso" o "casa". Se ti senti sciocca a usare tali parole, createne una tua, oppure decidetela insieme. Anche la semplice frase "basta non ce la faccio più" va benissimo. L'importante è che ve la ricordiate entrambi.



STORIA DELLO SPANKING
Lo Spanking è una pratica molto antica e le prime raffigurazioni le troviamo all’interno delle tombe etrusche (Tombe della Fustigazione) del VI secolo a.C. dove venivano rappresentate scene di flagellazioni come gioco sessuale.
Durante la Rivoluzione francese i nobili tenevano delle feste veramente splendide, in queste parlavano molto di amori, intrighi, passioni, delusioni e qui nascevano molti rapporti extraconiugali. Le fantasie più perverse erano messe in atto con prostitute o amanti molto disinibite, desiderose di compiacere il loro amante. Infatti, sarete sorpresi di sapere che le più crudeli e perverse fustigazioni a scopo disciplinare nascono proprio in questo secolo. 


LO SPANKING NELLA LETTERATURA
In Francia negli ultimi cento anni c'è stato un progressivo sviluppo e interesse per la letteratura erotica, in particolare per quei testi che fanno riferimento al "vizio francese - la fessée", a noi familiare con il termine Spanking. Essendoci una grande richiesta da parte del pubblico per questo tipo di romanzi, diverse case editrici, scrittori e disegnatori si sono dedicate all’argomento e creando un periodo letterario fortunato, descrivendo sensazioni che solo un appassionato di questo genere è in grado di comprendere al meglio. Tra il 1904 e il 1940 furono commercializzate moltissime opere che narravano di sadomasochismo in diverse forme: con racconti storici, sociologici, romanzi d'avventure vissute, ect, e questi erano pubblicati molto spesso da editori specializzati in quel tipo di produzione. La Sélect-Bibliothèque dell'editore parigino Massy, fu la prima vera e propria collezione sull'argomento a imporsi, mentre l'editore Jean Fort pubblicò volumi più lussuosi divisi in due collezioni: Aux Galants Passe-Temps che si componeva di 5 volumi, e Collection des Orties Blanches che si componeva di 38 volumi, quest'ultima più conosciuta rispetto alla prima. Anche dopo la Grande Guerra testi orientati allo Spanking e umiliazioni infantili furono quelli di maggiore successo, anche se di questi libri ne furono prodotte un numero di copie molto limitato, dato le varie vicissitudini dell'epoca su testi di questo tipo. Oggi lo Spanking è molto diffuso, sia attraverso libri di testo, ma anche con riviste specializzate, mostre fotografiche, ecc.
Lo Spanking è rimasta una pratica nascosta e ritenuta perversa e le notizie le abbiamo successivamente a partire dal ‘700 grazie alla figura di Jean-Jeacques Rousseau che ne parla nella sua opera “Le Confessioni“.
Nello stesso periodo ne parla il marchese De Sade all’interno dei suoi romanzi definiti scandalosi a quei tempi e un altro che che parla di Spanking fu l’austriaco Leopold von Sacher-Masoch. L’Ottocento è il periodo in cui lo Spanking diventa sempre una pratica più riconosciuta e ci sono moltissime opere letterarie che lo trattano: “The whippingam papers“, “Exibition of female flagellants“, “The birchen bouquet” e l’opera trasgressiva di genere pornografico “Lady Bumtickler’s revels“.

LO SPANKING NEL CINEMA
Questo tipo di pratica (detta appunto spanking in inglese e fessée in francese) è stata celebrata dal film francese La fessée del 1976 del regista Burd Tranbaree, dal film italiano La sculacciata del 1974 del regista Pasquale Festa Campanile con Sydne Rome; dalla canzone Hanky Panky del 1990 della cantante Madonna con il relativo videoclip; dai libri L'arte della sculacciata del 1989 di Jean-Pierre Enard con le illustrazioni di Milo ManaraElogio della sculacciata del 1997 di Jacques Serguine e Sculacciate e sculacciati del 2000 di Paul Stoves.


http://www.notizie.it/breve-storia-dello-spanking/

lunedì 12 giugno 2017

5 Things You MUST Watch Out For As A 'Submissive' Seeking Your First 'Dom/Domme'

Propongo un articolo interessante sulla sicurezza che dovrebbero prestare tutti, ma in particolar modo per i sottomessi che sono alla ricerca di un/una Dominante. 
Sono 5 regole generali che trovano applicazione e ragion d'essere anche nel panorama italiano del bdsm.

For submissive women and men looking for a Dominant, things can go really wrong, really fast.
To stay on that safe side, here are 5 red flags to watch out for as you cruise dating sites, apps and kink communities — online or off.

1. "I'm a Real Dom!"
"Real Doms" don't exist. If you get a message from someone who claims to be a "real Dom" who is looking for a "real sub" you should have a hard look at what they're really saying.
The idea of "realness" in BDSM is a very dangerous concept. It puts unrealistic expectations on behavior and doesn't allow for personality, triggers and personal preferences. It's as if this so-called Dominant is trying to put BDSM in a box that fits everyone — or at least every person with which he or she interacts. Newbies sometimes also use this language to try to appear more experienced than they really are.

How to handle this red flag: Ask what "real" means to them and how they work with a submissive's personal limits and preferences. If your potential Dom or Domme avoids answering the question or says something like, "A real submissive will do anything I want them to," run, don't walk, in the other direction.

2. "I want to meet you now!"
Also known as "the pusher," this type of Dom is probably just looking to see if you can be easily pressured into doing something. They'll insist on meeting you right away even if you say you need time to chat and get to know them first. They may say, "Sure, take all the time you need," but continue to pressure you in subtle ways — with show tickets, exclusive events, or even by telling you they're leaving for a while and want to meet you before they go.
This type of Dom makes you wonder if this person is really interested in you or just in getting laid as quickly as possible. Those who insist on meeting you privately at their place or in a hotel room are especially dangerous.

How to handle this red flag: Make him wait until you're ready. If he stops talking to you, you'll know. If he keeps in touch and accepts your decision? Well, that might be a person worth meeting.

3. "I don't like the community!"
This one can be legitimate at times. Some people are afraid to be outed, and others just don't like the public scene. However, it can also be a sign that they have been (or would be) kicked out of the community for a variety of abusive behaviors.
"Not liking the community" can be legitimate. Yet, it means the person has been in it once and decided to not partake. If they "don't like the community" just because they know they wouldn't be welcome there, that's a real issue — and a big red flag. Basically, the BDSM community is a place to learn things and improve both technical and emotional skills. If a person refuses all contact with that community, you may have to ask yourself what they really know and where they learned it.

How to handle this red flag: If you're faced with this excuse, ask the Dom for a public meeting. Maybe not necessarily at a 'munch,' but at least in a public setting. If they refuse, cut all contact. Those who insist on meeting in private are usually dangerous.

4. "You will call me Master ... NOW!"
Sure, that might be hot in a role playing setting, but if you truly want to have a relationship with a safe Dominant, having someone ask to be called "Master" before you have developed any kind of trust is a definite red flag.

These people are usually driven by the idea of ownership, rather than by its reality. They are aware that newbie subs are likely to fall for someone who exerts authority right away. But beware: People like this are often driven by porn-fueled fantasy rather than reality.

How to handle this red flag: Before you start calling them whatever they want to be called, ask them what their expectations are for the relationship.
  • How much control do they want to have over you?
  • Can you keep going to work or to school?
  • Can you still see your family and friends?
If their expectations seem a bit too extreme, it's because they are extreme. If they clarify and they seem reasonable, then you may have grounds for further discussion. Use your instincts here.
Submission is a part of us that generally must be earned in a D/s relationship. Clearly, it can be negotiated for scenes as well. However, if you find someone who wants to push you into a 24/7 D/s relationship from the get-go, this can be a real sign of trouble.

5. "I want to mentor you!"
True mentors are awesome. They help you navigate a community that's often new to you, and they are a useful resource for learning the etiquette and language of BDSM.
That said, some people offer mentorship as a guise for taking advantage of you. These people are especially dangerous. They approach you as mentors, gain your trust and influence you in ways that may not be especially healthy. They will criticize everyone who approaches you, wanting to make sure that they are the only one you can count on. You come to depend on them, and then they can take full advantage of you.

How to handle this red flag: To make sure that your potential mentor has good intentions, you should lay out two simple rules: no play and no sex. If they refuse, you know where they stand. If they accept — and they keep their word — you will likely develop a very strong bond based on trust and respect.

This is what BDSM is all about.

http://www.yourtango.com/2017300637/5-things-submissive-women-must-watch-when-meeting-potential-dominant



sabato 10 giugno 2017

Slave D. and nipples torture

My slave D.

Tortura dei capezzoli: legato allo spago a fare da contrappeso, mezzo chilo di pesi da pesca, per creare la giusta tensione e il giusto dolore. 

venerdì 9 giugno 2017

Visto che sono al mare, una bellissima immagine che mi ha dedicato un mio ammiratore. 


lunedì 5 giugno 2017

Random thoughts

Spesso, il valore che diamo ad un concetto, è soggettivo. Il suo peso, il modo d'intenderlo variano in base al vissuto, alla nostra storia. La parola stessa "Master"o "Mistress" di per sè significano Maestro, guida, Padrone/a di sè stesso/a.
Credo che debba rappresentare prima di tutto fiducia, affidamento, sicurezza.
In questo mondo, nel meraviglioso viaggio chiamato BDSM, credo che queste tre parole siano basilari. Solo tramite questi tre splendidi valori è possibile dare vita ad un'esperienza BDSM che sia veramente appagante e liberatoria. Che permetta di provare il vero abbandono.
Un Dominante dev'essere qualcuno a cui potersi mostrare nudi, prima di tutto nell'anima, e poi nel corpo, senza riserve, senza il timore che quel che si mostra possa essere usato come arma contro di noi, ma bensì come strumento per migliorare, per crescere.

Una guida salda in cui scorgere nello sguardo la forza di cui si ha bisogno nei momenti cupi.

Una persona che non si vergogna nel mostrare la propria fragilità, del suo essere "umano", perchè sa e conosce il valore dell'essere fallibile, sa che nell'errore è l'insegnamento, la crescita, sa che la vera forza non sta nel non cadere mai, ma nel sapersi rialzare. E proprio per questo si mette in discussione. Sa accogliere e ascoltare le proprie emozioni. La creatività, la fantasia, la spontaneità e la serenità fanno parte della sua persona. Così come il carisma, il fascino e la cura, sia della sua persona che di chi sceglie di prendere sotto l'ala. Un dominante è un grande ascoltatore, sa bene quanto sia fondamentale ascoltare e comprendere. È una personalità viva, passionale, vera. 

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