Not Safe For Work

Not Safe For Work

lunedì 19 giugno 2017

Che cos’è lo “Spanking”?

“Spanking” è una parola anglosassone che significa “Sculacciata“. Il termine è anche noto come “Spankophilia” ed è utilizzato per indicare una particolare pratica erotica tipica del mondo BDSM dove una persona viene punita attraverso delle sculacciate sui glutei. Lo Spanking richiama la vecchia pratica che veniva utilizzata per punire i bambini monelli che si comportavano male che si mettevano sdraiati a pancia in giù sulle gambe degli adulti e venivano picchiati con il palmo della mano aperta.
La sculacciata può anche coinvolgere la sfera sessuale dato che le mani e lo sguardo dello sculacciatore si trovano necessariamente molto vicini ai glutei e all'organo sessuale della vittima. Quando è un uomo a sculacciare una ragazza (oppure una donna con un ragazzo) e magari viene richiesta la nudità della vittima, è inevitabile che si crei una situazione di eccitazione sessuale di uno dei due o di entrambi.
In questo caso è più corretto ricorrere alla lingua inglese per differenziare la sculacciata (punizione) dallo spanking (gioco sadomaso).

Lo Spanking è un gioco sessuale che viene utilizzato molto all’interno di un rapporto di tipo BDSM.
Le persone che praticano spanking si dividono in spankers (gli attivi, quelli che le danno) e spankee (i passivi, che ricevono i colpi): per loro le sculacciate sono un'arte fine, da fare in sessioni che durano almeno un quarto d'ora, mezz'ora, e che non necessariamente prevedono il sesso.
Tra tutte le modalità che hanno a che fare con il sesso kinky e con il bdsm, lo spanking non richiede nessun tipo di tecnica particolare, non richiede nessun ausilio, nessuno strumento, nessun feticcio.
E' uno dei modi più semplici per provare il brivido del BDSM senza bisogno di procurarsi alcun accessorio extra: tutto quello che serve è una mano, un paio di glutei da sculacciare e un po’ di energia da infondere nella suddetta mano (e una minima, ma davvero minima, capacità di mira).
PERCHÉ MI PIACE SCULACCIARE GLI ALTRI?
Le persone amano sculacciare soprattutto perché amano l'idea di esercitare il proprio potere su un'altra persona che è ben felice di subire questo potere. Non solo: chi lo fa, sa benissimo che sta regalando sensazioni meravigliose a chi riceve le sculacciate, si tratta di un incastro di bisogni e preferenze molto gratificante per entrambi. Sapere che l'altra persona si fida così tanto di te, da darti carta bianca su come, quanto e con cosa sculacciarla, è davvero galvanizzante.


Per andare sul sicuro all'atto pratico, segui i 5 consigli per principianti dello spanking:
1) Valuta bene la persona con cui vuoi fare spanking, sia che tu riceva o che tu dia. Deve essere qualcuno di fiducia, qualcuno che rispetterà i tuoi divieti e le tue barriere.
2) Scegli una posizione comoda. Altrimenti sarai costretta a fermare le sculacciate perché ti vengono i crampi alle gambe, o alle mani!
3) Comincia con (o richiedi) colpi leggeri: servono per scaldare l'atmosfera e per capire la sensibilità di chi li riceve. Piano piano, aumenta l'intensità delle sculacciate e valuta bene la reazione dell'altro: gli sta piacendo? Si sta eccitando? Ne chiede ancora?
4) Variare è fondamentale. Puoi alternare le sculacciate (o chiedere di farlo) con colpetti leggeri della mano o con carezze, magari usando oggetti morbidi. Alcuni paddle (le apposite palette) hanno due lati diversi: uno duro e l'altro peloso. Alternandoli è possibile far durare la sessione di spanking più a lungo, e in più dai la possibilità a chi riceve di avere un po' di sollievo. Puoi anche variare la zona che colpisci: prova non solo sulle natiche, ma anche sulla parte alta delle cosce, vicino all'attaccatura del sedere. L'importante è che le zone colpite abbiano uno strato di grasso. Altrimenti si rischia di fare male e basta.
5) Avere una safeword, una parola di sicurezza, di fronte alla quale si ferma lo spanking, è sempre raccomandabile. Le più utilizzate sono "rosso" o "casa". Se ti senti sciocca a usare tali parole, createne una tua, oppure decidetela insieme. Anche la semplice frase "basta non ce la faccio più" va benissimo. L'importante è che ve la ricordiate entrambi.



STORIA DELLO SPANKING
Lo Spanking è una pratica molto antica e le prime raffigurazioni le troviamo all’interno delle tombe etrusche (Tombe della Fustigazione) del VI secolo a.C. dove venivano rappresentate scene di flagellazioni come gioco sessuale.
Durante la Rivoluzione francese i nobili tenevano delle feste veramente splendide, in queste parlavano molto di amori, intrighi, passioni, delusioni e qui nascevano molti rapporti extraconiugali. Le fantasie più perverse erano messe in atto con prostitute o amanti molto disinibite, desiderose di compiacere il loro amante. Infatti, sarete sorpresi di sapere che le più crudeli e perverse fustigazioni a scopo disciplinare nascono proprio in questo secolo. 


LO SPANKING NELLA LETTERATURA
In Francia negli ultimi cento anni c'è stato un progressivo sviluppo e interesse per la letteratura erotica, in particolare per quei testi che fanno riferimento al "vizio francese - la fessée", a noi familiare con il termine Spanking. Essendoci una grande richiesta da parte del pubblico per questo tipo di romanzi, diverse case editrici, scrittori e disegnatori si sono dedicate all’argomento e creando un periodo letterario fortunato, descrivendo sensazioni che solo un appassionato di questo genere è in grado di comprendere al meglio. Tra il 1904 e il 1940 furono commercializzate moltissime opere che narravano di sadomasochismo in diverse forme: con racconti storici, sociologici, romanzi d'avventure vissute, ect, e questi erano pubblicati molto spesso da editori specializzati in quel tipo di produzione. La Sélect-Bibliothèque dell'editore parigino Massy, fu la prima vera e propria collezione sull'argomento a imporsi, mentre l'editore Jean Fort pubblicò volumi più lussuosi divisi in due collezioni: Aux Galants Passe-Temps che si componeva di 5 volumi, e Collection des Orties Blanches che si componeva di 38 volumi, quest'ultima più conosciuta rispetto alla prima. Anche dopo la Grande Guerra testi orientati allo Spanking e umiliazioni infantili furono quelli di maggiore successo, anche se di questi libri ne furono prodotte un numero di copie molto limitato, dato le varie vicissitudini dell'epoca su testi di questo tipo. Oggi lo Spanking è molto diffuso, sia attraverso libri di testo, ma anche con riviste specializzate, mostre fotografiche, ecc.
Lo Spanking è rimasta una pratica nascosta e ritenuta perversa e le notizie le abbiamo successivamente a partire dal ‘700 grazie alla figura di Jean-Jeacques Rousseau che ne parla nella sua opera “Le Confessioni“.
Nello stesso periodo ne parla il marchese De Sade all’interno dei suoi romanzi definiti scandalosi a quei tempi e un altro che che parla di Spanking fu l’austriaco Leopold von Sacher-Masoch. L’Ottocento è il periodo in cui lo Spanking diventa sempre una pratica più riconosciuta e ci sono moltissime opere letterarie che lo trattano: “The whippingam papers“, “Exibition of female flagellants“, “The birchen bouquet” e l’opera trasgressiva di genere pornografico “Lady Bumtickler’s revels“.

LO SPANKING NEL CINEMA
Questo tipo di pratica (detta appunto spanking in inglese e fessée in francese) è stata celebrata dal film francese La fessée del 1976 del regista Burd Tranbaree, dal film italiano La sculacciata del 1974 del regista Pasquale Festa Campanile con Sydne Rome; dalla canzone Hanky Panky del 1990 della cantante Madonna con il relativo videoclip; dai libri L'arte della sculacciata del 1989 di Jean-Pierre Enard con le illustrazioni di Milo ManaraElogio della sculacciata del 1997 di Jacques Serguine e Sculacciate e sculacciati del 2000 di Paul Stoves.


http://www.notizie.it/breve-storia-dello-spanking/

lunedì 12 giugno 2017

5 Things You MUST Watch Out For As A 'Submissive' Seeking Your First 'Dom/Domme'

Propongo un articolo interessante sulla sicurezza che dovrebbero prestare tutti, ma in particolar modo per i sottomessi che sono alla ricerca di un/una Dominante. 
Sono 5 regole generali che trovano applicazione e ragion d'essere anche nel panorama italiano del bdsm.

For submissive women and men looking for a Dominant, things can go really wrong, really fast.
To stay on that safe side, here are 5 red flags to watch out for as you cruise dating sites, apps and kink communities — online or off.

1. "I'm a Real Dom!"
"Real Doms" don't exist. If you get a message from someone who claims to be a "real Dom" who is looking for a "real sub" you should have a hard look at what they're really saying.
The idea of "realness" in BDSM is a very dangerous concept. It puts unrealistic expectations on behavior and doesn't allow for personality, triggers and personal preferences. It's as if this so-called Dominant is trying to put BDSM in a box that fits everyone — or at least every person with which he or she interacts. Newbies sometimes also use this language to try to appear more experienced than they really are.

How to handle this red flag: Ask what "real" means to them and how they work with a submissive's personal limits and preferences. If your potential Dom or Domme avoids answering the question or says something like, "A real submissive will do anything I want them to," run, don't walk, in the other direction.

2. "I want to meet you now!"
Also known as "the pusher," this type of Dom is probably just looking to see if you can be easily pressured into doing something. They'll insist on meeting you right away even if you say you need time to chat and get to know them first. They may say, "Sure, take all the time you need," but continue to pressure you in subtle ways — with show tickets, exclusive events, or even by telling you they're leaving for a while and want to meet you before they go.
This type of Dom makes you wonder if this person is really interested in you or just in getting laid as quickly as possible. Those who insist on meeting you privately at their place or in a hotel room are especially dangerous.

How to handle this red flag: Make him wait until you're ready. If he stops talking to you, you'll know. If he keeps in touch and accepts your decision? Well, that might be a person worth meeting.

3. "I don't like the community!"
This one can be legitimate at times. Some people are afraid to be outed, and others just don't like the public scene. However, it can also be a sign that they have been (or would be) kicked out of the community for a variety of abusive behaviors.
"Not liking the community" can be legitimate. Yet, it means the person has been in it once and decided to not partake. If they "don't like the community" just because they know they wouldn't be welcome there, that's a real issue — and a big red flag. Basically, the BDSM community is a place to learn things and improve both technical and emotional skills. If a person refuses all contact with that community, you may have to ask yourself what they really know and where they learned it.

How to handle this red flag: If you're faced with this excuse, ask the Dom for a public meeting. Maybe not necessarily at a 'munch,' but at least in a public setting. If they refuse, cut all contact. Those who insist on meeting in private are usually dangerous.

4. "You will call me Master ... NOW!"
Sure, that might be hot in a role playing setting, but if you truly want to have a relationship with a safe Dominant, having someone ask to be called "Master" before you have developed any kind of trust is a definite red flag.

These people are usually driven by the idea of ownership, rather than by its reality. They are aware that newbie subs are likely to fall for someone who exerts authority right away. But beware: People like this are often driven by porn-fueled fantasy rather than reality.

How to handle this red flag: Before you start calling them whatever they want to be called, ask them what their expectations are for the relationship.
  • How much control do they want to have over you?
  • Can you keep going to work or to school?
  • Can you still see your family and friends?
If their expectations seem a bit too extreme, it's because they are extreme. If they clarify and they seem reasonable, then you may have grounds for further discussion. Use your instincts here.
Submission is a part of us that generally must be earned in a D/s relationship. Clearly, it can be negotiated for scenes as well. However, if you find someone who wants to push you into a 24/7 D/s relationship from the get-go, this can be a real sign of trouble.

5. "I want to mentor you!"
True mentors are awesome. They help you navigate a community that's often new to you, and they are a useful resource for learning the etiquette and language of BDSM.
That said, some people offer mentorship as a guise for taking advantage of you. These people are especially dangerous. They approach you as mentors, gain your trust and influence you in ways that may not be especially healthy. They will criticize everyone who approaches you, wanting to make sure that they are the only one you can count on. You come to depend on them, and then they can take full advantage of you.

How to handle this red flag: To make sure that your potential mentor has good intentions, you should lay out two simple rules: no play and no sex. If they refuse, you know where they stand. If they accept — and they keep their word — you will likely develop a very strong bond based on trust and respect.

This is what BDSM is all about.

http://www.yourtango.com/2017300637/5-things-submissive-women-must-watch-when-meeting-potential-dominant



sabato 10 giugno 2017

Slave D. and nipples torture

My slave D.

Tortura dei capezzoli: legato allo spago a fare da contrappeso, mezzo chilo di pesi da pesca, per creare la giusta tensione e il giusto dolore. 

venerdì 9 giugno 2017

Visto che sono al mare, una bellissima immagine che mi ha dedicato un mio ammiratore. 


lunedì 5 giugno 2017

Random thoughts

Spesso, il valore che diamo ad un concetto, è soggettivo. Il suo peso, il modo d'intenderlo variano in base al vissuto, alla nostra storia. La parola stessa "Master"o "Mistress" di per sè significano Maestro, guida, Padrone/a di sè stesso/a.
Credo che debba rappresentare prima di tutto fiducia, affidamento, sicurezza.
In questo mondo, nel meraviglioso viaggio chiamato BDSM, credo che queste tre parole siano basilari. Solo tramite questi tre splendidi valori è possibile dare vita ad un'esperienza BDSM che sia veramente appagante e liberatoria. Che permetta di provare il vero abbandono.
Un Dominante dev'essere qualcuno a cui potersi mostrare nudi, prima di tutto nell'anima, e poi nel corpo, senza riserve, senza il timore che quel che si mostra possa essere usato come arma contro di noi, ma bensì come strumento per migliorare, per crescere.

Una guida salda in cui scorgere nello sguardo la forza di cui si ha bisogno nei momenti cupi.

Una persona che non si vergogna nel mostrare la propria fragilità, del suo essere "umano", perchè sa e conosce il valore dell'essere fallibile, sa che nell'errore è l'insegnamento, la crescita, sa che la vera forza non sta nel non cadere mai, ma nel sapersi rialzare. E proprio per questo si mette in discussione. Sa accogliere e ascoltare le proprie emozioni. La creatività, la fantasia, la spontaneità e la serenità fanno parte della sua persona. Così come il carisma, il fascino e la cura, sia della sua persona che di chi sceglie di prendere sotto l'ala. Un dominante è un grande ascoltatore, sa bene quanto sia fondamentale ascoltare e comprendere. È una personalità viva, passionale, vera. 

lunedì 29 maggio 2017

Top o Bottom?




Sopra, sotto o tutte due? – Nel BDSM abbiamo due ruoli complementari e contrapposti, Dominante e sottomesso. Tramite i ruoli si vivono le situazioni, i giochi, le proprio fantasie. 
L’idea che qualcuno può farsi è che ogni persona nell'SM sia per forza Top o Bottom, che voglia dominare o essere dominato. E a volte i principianti ne sono confusi, perché in realtà sono attratti da entrambi i ruoli.
La realtà ancora una volta è che ciascuno è diverso dagli altri e ciascuno ha le proprie preferenze. Alcuni sono effettivamente sempre Top, in ogni situazione, così come altri sono sempre Bottom in ogni situazione. I ruoli non devono essere necessariamente ‘fissi’. C’è chi si trova più a suo agio nel ruolo sottomesso e chi in quello Dominante, e anche chi prova eguale interesse in entrambi.
Spesso non vi è alcuna relazione tra il fatto che si sia dominanti o sottomessi nella vita di tutti giorni e il proprio ruolo BDSM. 

Alcuni dei manager più energici amano in segreto essere umiliati e avere qualcuno che abusa di loro; è un'occasione per abbandonare il self control, di cedere per una volta il peso della responsabilità. Mentre alcuni dei più quieti, docili, apparentemente timidi personaggi che abbiate mai visto si rivelano geni demoniaci del dolore e del piacere quando si dà loro l’occasione.
Essendo i ruoli Dominante/sottomesso speculari ma contrapposti, per giungere ad un buon livello di soddisfazione occorre un certo approfondimento e quindi un adeguato periodo di tempo ed esperienze che consentano di conoscere ed apprezzare i livelli di piacere che esso comporta.
E infine non è raro vedere qualcuno che ha sempre svolto lo stesso ruolo (ad esempio il Bottom) cambiare improvvisamente da un giorno all'altro e sentire l’impulso di diventare un Top, o viceversa. La gente cambia, i gusti cambiano. non c’e niente di strano. 
Per sperimentare un ruolo e farlo ‘proprio’ occorre tempo e dedizione, e soprattutto tanta voglia.
Lo scambio dei ruoli in un rapporto S/m, sia con partner diversi sia nell'ambito della stessa coppia può essere una variante piacevole e fruttuosa ed un completamento delle proprie capacità di soddisfare e soddisfarsi.
Tutto ciò fermo restando che per raggiungere livelli soddisfacenti nel calarsi in un ruolo occorre un certo tempo minimo per approfondirlo e farlo proprio.

giovedì 25 maggio 2017

Una mano forte di Catt Ford

...“Devi imparare a chiedere quello che vuoi,” lo rimproverò
gentilmente Damian. “Come fa
qualcuno ad accontentarti, se tu non fai sapere cosa desideri?”...
..."Stai mentendo, mentre di solito sei un uomo sincero," puntualizzò Ashley. "Guarda, Ian, non sei tenuto a dirmi nulla, nonostante mi farebbe piacere sentire ogni minimo dettaglio, ogni gemito, e lamento, con una perfetta descrizione di come appare il suo splendido fondoschiena quando è arrossato, ma è tuo. ancor peggio, tu hai cominciato a essere suo."
"E' questo che mi spaventa," ammise Damian all'improvviso, sorridendo mestamente.
Ashley appoggiò una mano sullla spalla di Damian. "Noi pensiamo di essere in carica, ma noi poveri, che stiamo al comando, siamo i veri schiavi. Dobbiamo fare tutto noi e dobbiamo riuscire a dare le sensazioni di cui sono alla ricerca le persone che abbiamo sottomesso, per non farli lamentare e farci cadere in disgrazia," terminò drammaticamente Ashley...

TITOLO: Una mano forte
TITOLO ORIGINALE: Strong Hand
AUTRICE: Catt Ford
TRADUZIONE: Cinzia Labo
CASA EDITRICE ITALIANA: Dreamspinnerpress in italiano 2014
CASA EDITRICE ORGINALE: Dreamspinnerpress 2009
GENERE: M/M - BDSM

Trama: Nicholas Sayers ha bisogno di denaro per poter frequentare gli studi e si fa assumere come assistente da un famoso fotografo, Damian Wolfe. Deve solo aiutarlo a fare fotografie, giusto? Sbagliato. Nick non si è mai fatto domande su se stesso, su che tipo di uomo possa essere e cosa voglia veramente nella sua vita, ma lavorare per Damian durante scatti di foto BDSM gli apre gli occhi su ogni sorta di possibili esperienze sessuali e molte di queste includono il bellissimo Damian Wolfe.
Damian ha dei seri dubbi nel lasciarsi coinvolgere in una storia con un giovane che non conosce niente di ciò che riguarda lo stile di vita BDSM, ma lo spirito di avventura di Nick e il suo umorismo nell’approccio con questa nuova esperienza sono troppo affascinanti per poter resistere. Nonostante si renda conto della possibilità che possa essere un errore enorme, Damian coinvolge Nick in quella vita.
Destreggiarsi al limite del proprio controllo, la sottomissione e il dolore eccitano Nick più di quanto avrebbe mai pensato fosse possibile. Grazie a Damian, impara a conoscere i propri desideri più nascosti e scopre che cedere il controllo di se stesso non lo rende debole. Concedere il controllo del proprio piacere sessuale a qualcun altro aumenta il suo piacere. Il contrario è vero per Damian: il controllo lo eccita. Così cominciano a esplorare insieme i loro confini verso la sensualità, non aspettandosi di trovare l’amore lungo la strada.

Catt Ford è riuscita a mantenere la trama durante tutto il romanzo, raccontando della paura, dell'ingenuità e delle insicurezze dei protagonisti senza tralasciare le scene hot. I due protagonisti sono ben delineati e anche i personaggi secondari hanno una loro importanza nella storia e nell'evoluzione dei due uomini; non vengono semplicemente buttati lì per aumentare il numero delle pagine, ma hanno una vita loro che si interseca con quella di Damian e Nick.

In questo romanzo troviamo molti oggetti noti in ambito Bdsm: costrittori, pinze per capezzoli, bacchette, frustini, pantaloni in pelle super sexy, corsetti in pelle o lattice, collari e guinzagli e chi più ne ha più ne metta.
Quello che scopriamo in questo libro che io ho trovato estremamente eccitante ed incredibilmente dettagliato, ma soprattutto, veritiero, è un giovane ragazzo che scopre di avere delle pulsioni particolari, che non aveva mai sospettato di avere.
Abbiamo anche un Dom, un dominatore, che è uscito dal giro, perché stanco di essere ferito sentimentalmente dai suoi sottomessi.
E qui vi state chiedendo: come può un sottomesso ferire il dominatore?
Può farlo, perché è il sottomesso ad avere tutto il potere nel rapporto.
Lui può decidere se andare avanti o fermarsi, se ubbidire o meno, se dare completa fiducia al suo Dom o scappare a gambe levate. Il Dom ha solo il potere di dare ciò che desidera al sottomesso e di ricavarne piacere esso stesso, tutto qui.
Comunque, torniamo alla storia.
Nicholas è un ragazzo giovane, che studia scultura all’università e per pagarsi gli studi, lavora come assistente fotografo per Damian ed è proprio grazie a Damian, a una sua richiesta per una fotografia, che scopre di avere queste pulsioni, questi desideri, che non credeva possibile nella sua persona.
È timido, spaventato da ciò che non conosce e fa una fatica tremenda a fidarsi degli altri, eppure sente questo irresistibile desiderio di affidarsi a Damian per entrare lentamente nel mondo del BDSM.

lunedì 22 maggio 2017

Quali sono gli elementi fondamentali per un SM sicuro? PART 3

Torniamo sul piano delle sensazioni fisiche. Se siete il Top e state legando il vostro Bottom, fate molta attenzione a quello che state facendo. Il Bottom sta per bearsi della sua situazione, tocca a voi verificare che non sia troppo scomodo e che continui a divertirsi. Il “divertimento” può anche essere cattivo quanto vi piace, l’importante è che non sia noioso per il Bottom (la noia è raramente divertente). Se però siete veramente arrabbiati con lui perché non ha rispettato qualche accordo che avevate preso insieme, allora ignorarlo o mandarlo via senza fargli nulla può essere la più severa punizione che poteste dargli. Ma questo è già un “gioco avanzato”.

Tenete a mente l’AIDS. Quasi tutto ciò che va oltre il bacio e il contatto con la pelle nuda è potenzialmente pericoloso se fatto senza protezione. Non abbiate contatti non protetti tra dita, bocca, genitali, ano, in una qualsiasi combinazione fra loro; usate barriere di latex (o pellicola trasparente) per contatti orali/genitali o orali/anali; guanti per penetrazioni manuali; profilattici su peni e vibratori. Usate lubrificanti a base di acqua; se il lubrificante contiene nonoxinol-9 (che uccide il virus HIV) tanto meglio, ma alcuni sono allergici a tale prodotto. 
Il sangue, lo sperma, le secrezioni vaginali, le urine… tutte questi fluidi possono portare l’HIV. Giocate pure duro ma giocate sicuro. Uno degli aspetti interessanti dell’SM è che amplia la gamma di modi per divertirsi in modo sicuro. Ma amplia anche quella dei modi pericolosi però!!! 
Molti Top girano col proprio “kit di sicurezza SM” che comprende, tra l’altro, una torcia elettrica, duplicati di tutte le chiavi di tutti i lucchetti e chiusure varie, forbici per rimuovere velocemente le legature, un kit di pronto soccorso, disinfettanti per i “giocattoli” che vengono in contatto coi fluidi corporei, e così via.

Vi sono alcune cose che sono comunemente ritenute troppo pericolose per essere sperimentate senza supervisione di un esperto. Una di queste è la sospensione: molte cose possono andare storte e provocare danni anche seri. La crocifissione è una forma particolare di sospensione. Anche il piercing non è per principianti, richiede conoscenza e precisione; un errore può veramente provocare un guaio.
Fortunatamente la maggior parte delle attività SM come il bondage, la sculacciata, le stimolazioni dispettose possono anche non essere così severe; possono iniziare dolcemente e crescere di intensità fino al punto desiderato o tollerato. Fate attenzione a ciò che fate, usate il buon senso e vi troverete generalmente bene. Come consiglio generale, iniziate con calma e FATE PRATICA! Imparerete in fretta, vi divertirete lungo il cammino e presto vi troverete a viaggiare in mondi di cui finora avete solo sognato!


martedì 16 maggio 2017

Cinque fantasie erotiche: Una ti riguarda

Una raccolta di piccole e intense memorie, in bilico tra fantasie e realtà.
Prime volte, seconde chances, terzi partecipanti, in un rimbalzo tra carnalità e seduzione.
Una penna che alterna l'inchiostro rosso a quello simpatico. 
Perchè l'ironia è la più grande arma di adescamento. 

Chi scrive non ha genere, se no quello erotico. 
Non ha connotati, se non concavità e convessità da toccare. 

Una raccolta che è aperta a sollecitazioni, comprese le fantasie di chi legge e che vorrebbe leggersi.  

Cinque fantasie erotiche: Una ti riguarda

Risultati immagini per Cinque fantasie erotiche: Una ti riguarda 


Ho letto questa raccolta, scritta da un'amica e mi è piaciuta.
Ho trovato queste fantasie erotiche verosimili e allo stesso tempo improbabili, quindi molto accattivanti. 

Questo libro è riuscito a strapparmi più di un sorriso e alcuni fremiti di eccitazione. 
Leggetelo, ne vale la pena! 

lunedì 15 maggio 2017

Quali sono gli elementi fondamentali per un SM sicuro? PART 2

Un tipo di gioco particolarmente carico di tensione psicologica è il D/S, Dominazione e Sottomissione, in cui il Bottom mette parte della sua libertà nelle mani del Top, che può comandarlo. Sebbene molte persone dal carattere forte possano entrare in tali ruoli con estrema sicurezza e derivarne un’enorme felicità e appagamento, per altri, specie persone con scarsa considerazione di sé, vi sono dei rischi anche psicologici. Il rischio maggiore è che chi domina finisca con l’abusare della sua posizione e della fragilità dell’altro, usando le dinamiche D/S per far sentire il Bottom VERAMENTE incapace e senza valore, al punto di volere che il Top gli sottragga ancora di più la propria indipendenza.

Se riflettendo sulla vostra autostima vi rendete conto che l’essere sottomesso (per quanto eccitante vi possa sembrare) rischi di confermare e consolidare l’immagine negativa che avete di voi stessi, beh, pensate seriamente se il gioco D/S fa per voi, almeno in questa fase della vostra vita. La risposta potrebbe essere “NO”.
Se viceversa state per dominare qualcuno che vi si sottomette perché veramente pensa di “non meritare altro”, considerate se potete essere interessati a un partner con una così scarsa considerazione di se stesso.
In generale è un punto essenziale per chiunque faccia SM stare attenti alle proprie motivazioni, ai propri limiti, e chiarirsi se l’SM (qualunque aspetto di esso vi interessi) servirà a realizzarvi o a distruggervi.

Naturalmente niente è mai così categorico, così bianco o nero; ci possono essere alcune particolari attività, o ruoli, o addirittura parole, che vi fanno sentire insicuri, spaventati, che vi umiliano, e che di conseguenza vorreste evitare. Bene, questo è esattamente quello a cui serve il discutere prima, il concordare: ciascuno ha il diritto di fare ciò che gli piace ed evitare ciò che non gli piace, e ha il diritto di insistere perché il partner rispetti tali confini. (Questo vale per ogni rapporto naturalmente, BDSM o no). 

Il BDSM può addirittura essere terapeutico, ma non può in alcun modo sostituire una terapia. È stato detto che “non si può prendere energia da chi non ne ha”. Un sano rapporto D/S si basa sul rispetto reciproco e sulla consapevolezza che entrambi i partner hanno fatto una scelta cosciente, informata e soprattutto non costretta: il Bottom è orgoglioso di sottomettersi e il Top è orgoglioso di ricevere il dono di tale sottomissione. È completamente diverso da un rapporto prevaricatore in cui uno dei due controlla completamente la vita dell’altro rendendolo completamente succube e incapace a reagire.



lunedì 8 maggio 2017

Quali sono gli elementi fondamentali per un SM sicuro? PART 1

SM è spesso un gioco, e come tale è divertente. Ma può anche diventare un gioco serio, molto intenso. Ecco alcuni consigli utili per chi inizia.


Prima di tutto: comunicate! 
Fate sapere al vostro partner quello che vi piace e quello che non vi piace. Tenete il dialogo sempre aperto: osservate il vostro partner, siate coscienti di quello che lui o lei stanno provando, pensando, e rispettate i loro limiti. Stabilite un segnale di sicurezza e mettete in chiaro che verrà preso ESTREMAMENTE sul serio se verrà usato. NON date per scontato che il vostro partner condivida una vostra fantasia finché non ne avete ESPLICITAMENTE parlato insieme; se a qualcuno ad esempio piace essere bendato, non significa necessariamente che gli piaccia anche essere legato. E, cosa più importante, date a entrambi la possibilità di fermare il gioco in qualunque momento per qualunque motivo; rispettatevi a vicenda quel tanto che basta a impegnarvi a fermare il tutto se qualcosa va storto.

Siate attenti e sensibili. 

Il gioco SM può comprendere (non necessariamente ma è possibile) l’immobilizzazione, intense sensazioni, dominazione psicologica: non è da tutti; può scavare nell’animo di una persona e far riaffiorare traumi infantili, paure nascoste, senza preavviso. Siate coscienti che state nuotando in acque profonde, siate rispettosi, amorevoli, attenti. Questo non deve spaventarvi al punto da farvi rifuggire l’SM se volete provarlo: questi avvertimenti devono servire a rendervi più attenti e disponibili a capire quello che entrambi state provando. E soprattutto decidete da soli se l’SM (o una parte di esso) può avere uno spazio nella vostra vita sessuale. Non date retta né a chi vi incoraggia con “L’SM è proprio adatto a te” né a chi vi scoraggia con “L’SM non fa proprio per te”. Solo voi potete prendere tale decisione.

Siate onesti, soprattutto con voi stessi. 

Se non volete veramente fare qualcosa non lasciate che il vostro partner vi spinga a farlo. Quando si inizia ad esplorare l’SM è frequente trovarsi con partner che vogliono da voi più di quanto voi siate disposti a dare, o che sono in vena di qualcosa per cui voi proprio non provate attrattiva in quel momento. Secondo la mia esperienza di solito è meglio dire: “Ascolta, mi sembra che cerchiamo cose differenti, parliamone”. Mettersi a giocare quando non ne siete convinti può far succedere di tutto, come minimo una scena senza entusiasmo, fino a un qualcosa che non vorreste fosse mai iniziato. C’è tutto il tempo per sperimentare: l’onestà, e non l’ansia di ottenere, crea una atmosfera di fiducia che vi sarà di aiuto in seguito.

giovedì 4 maggio 2017


Nessuna superficialità di Tommaso Accosta

Ognuno può vivere ciò che vuole nel modo che vuole… ma non dando il nome di un’arte ad un’altra cosa che non ha nulla a che fare. Il BDSM esisteva già dall’antica Grecia. 
E’ un’arte di appartenenza… legame… profondità, fiducia, rispetto… 
Chi non vuole legami ma dice di praticare BDSM sta praticando qualcosa che non lo è… 
E’ appartenenza assoluta… è un sentire che accomuna un’oscurità che non abbandona. 
Chi invece vuole praticare così per esibizionismo… per egoismo… per hobby, anche lui non pratica BDSM perchè non scende in profondità nell’altra persona… non conosce le sue paure… i suoi desideri… ciò che l’altra persona nasconde anche a se stessa. 
La sessualità in tutte le sue forme non è mai stata superficiale… specie nel BDSM che richiede un sentire più forte.
https://tommasoaccosta.blogspot.it/2017/04/nessuna-superficialita.html

lunedì 1 maggio 2017

Io ci metto la faccia e tu?


Leitmotiv dei social in ambito SM è "io ci metto la faccia" quindi sono vero.
Tu che sei anonimo, usi un nick inventato non sei allo stesso livello di coloro che si espongono con i loro veri nomi e le loro facce.
Ma non è sempre così.
Moltissime persone usano i social networks in forma anonima o usando degli pseudonimi.
Il perchè di questo è ovvio. 
Tutto quello che è “bizzarro” viene bollato ed esporre alla luce del sole la propria sessualità o il proprio essere al di fuori della norma, può avere risvolti negativi nella vita personale e professionale.
Usando uno pseudonimo, possono dire tutto quello che vogliono, senza il rischio di essere scoperti. Coloro che interagiscono sul web in forma anonima e/o inventata non devono essere considerati dei codardi. Dietro a questa scelta si cela il bisogno di ritagliarsi uno spazio più libero dalle inibizioni. Coloro che decidono di usarlo sono fortunati più che coraggiosi, fortunati per avere la possibilità di dichiarare la propria sessualità apertamente. (Pseudonimi sono a volte persino usati in situazioni reali; alcune persone usano durante feste e incontri gli pseudonimi che normalmente usano in rete.)

Questo vuol dire che non è corretto cercare di scoprire la vera identità di una persona se questa decide di usare uno pseudonimo. È anche scorretto dire ad altri il vero nome di una persona senza chiedere il permesso se se ne è venuti a conoscenza; questa persona ha infatti deciso di rendere noto il proprio nome solo a voi e non a chiunque. 
NON ESPORRE NESSUNO CHE NON LO DESIDERI. 
Può darsi che voi stessi non abbiate bisogno di uno pseudonimo, ma ciò non vuol dire che persone che vogliono rimanere nell'anonimato debbano essere considerate meno rispettabili.
Questa regola dovrebbe essere rispettata sia in Internet che nella vita.
E’ una questione aperta stabilire quale miglioramento si avrebbe nel mondo se tutti si dichiarassero. Alcuni sostengono la necessità che tutte le persone che amano fare giochi un po’ bizzarri si facciano avanti, in modo da verificare che siamo veramente tanti (ed è vero, siamo proprio in tanti).
Altri, io inclusa, credono che ogni persona dovrebbe essere libera di affrontare la propria sessualità come meglio crede, senza escludere la possibilità di rimanere anonimi se uno così decide.
Ma non fraintendetemi, l'anonimato lo posso anche capire, ma la segretezza di comodo, per rimanere nell'ombra e non esporsi no, non la capisco. Mi fa pensare che ci si vergogni o che si faccia qualcosa che non va. 

In Italia, il fenomeno dell’anonimato sui social è diffuso soprattutto su Facebook. È impossibile sapere quanti dei 27 milioni di utenti che sono attivi mensilmente nel nostro Paese (dati novembre 2015) hanno scelto un nome falso.

Stando al regolamento di Fb, aggiornato nel 2015, iscriversi con un nome diverso da quello con cui si è registrati all’anagrafe è possibile, purché sia quello «con cui ti identifichi di più e che usi nel tuo quotidiano».

Diverso è il mio discorso per coloro che usano Fb per insultare e trolleggiare gli altri. Su Facebook le persone che insultano si presentano – nel migliore dei casi – come dei paladini di una morale o di una giustizia popolare. E quindi si arrogano il diritto di apostrofarti in tutti i modi possibili. Oppure abbandonano ogni giustizialismo popolare e attaccano a testa bassa: solo volgarità.
Individui che si nascondono dietro l’anonimato di Facebook (che poi anonimo non è) e lanciano insulti.
Il leone su Facebook tende a spersonalizzarsi. Non sono io, è il mio doppione digitale a dire queste cose. 

La psicologia delle folle
Psicologi e sociologi conoscono sicuramente Psicologia delle folle, l’opera di Gustave Le Bon (1895) che analizza il ruolo delle masse descrivendole con un’accezione negativa. Ma, soprattutto, puntando il dito sui motivi che portano il singolo a compiere determinate azioni. La massa:
“Crea un inconscio collettivo attraverso il quale l’individuo si sente deresponsabilizzato e viene privato dell’autocontrollo, ma che rende anche le folle tendenti alla conservazione e orientabili da fattori esterni, e in particolar modo dal prestigio dei singoli individui all'interno della massa stessa”.
L’uomo civilizzato diventa un barbaro nella massa, si trasforma in un individuo spontaneo, impulsivo, dai tratti euforici, contrari ai suoi interessi e alle sue abitudini. Bello come sintetizza tutto Le Bon: “Un individuo nella folla è un granello di sabbia fra altri granelli di sabbia, mossi dalla volontà del vento”.

Stessa cosa accade su Facebook. L’individuo labile si lascia trasportare. Per un attimo dimentica gli insegnamenti della madre e si lancia un turpiloquio mai espresso prima. Lascia trasparire tutto quello che si nasconde nel subconscio: rabbia, stereotipi, frustrazione, miseria morale.





martedì 25 aprile 2017

"L’identità di un uomo consiste nella coerenza tra ciò che fa e ciò che pensa."

Charles Sanders Peirce

Il mio nuovo giocattolo preferito: LA FUCKING MACHINE!

Finalmente ho avuto il piacere di provare il regalo che mi ha fatto il mio schiavo Max.
Il culetto ingordo di MB ha dato prova delle sue capacità!

Che dire mi sono molto divertita!


video

lunedì 24 aprile 2017

Il feticismo: che cos'è?

Il Feticismo e il BDSM sono due realtà spesso legate, ma molto differenti.
Il mio slave J.
Il feticismo è una delle pulsioni più diffuse. La sua caratteristica principale prevede un interesse sessuale non per il corpo del partner nella sua interezza ma solo per una sua parte o addirittura per un oggetto sostitutivo, che può essere un suo capo di abbigliamento o un materiale (la gomma, il lattice, il pizzo ecc). In genere, la persona feticista prova piacere nel toccare, annusare e avere un contatto fisico come leccare o succhiare l’oggetto feticcio, mentre è impegnato nel rapporto sessuale oppure in fase di masturbazione.

Il feticismo può di base dividersi in due categorie. La prima interessa la forma dell’oggetto, che ricopre una fondamentale importanza per il feticista (ad esempio le scarpe con il tacco alto); la seconda categoria interessa il materiale, che diventa la caratteristica fondamentale che deve possedere l’oggetto, come ad esempio la pelle o la seta negli indumenti o negli accessori.Di solito proprio agli occhi del feticista (termine di origine portoghese che definivano cosi proprio gli schiavi per la loro adorazione verso oggetti considerati sacri, il feticcio appunto) risulta esteticamente bello, che racchiuda in toto o in un particolare, la bellezza facendolo diventare un oggetto di venerazione; queste son le parti del feticismo che sorgono tra le pratiche/gusti che colpiscono l'occhio creando eccitazione visiva.

Il mio slave M. 
Esistono svariate pratiche feticistiche raggruppabili in base al canale sensoriale coinvolto principalmente oppure in base alla natura del feticcio. Il canale visivo (la vista) ha molto spesso un ruolo primario: si pensi ad esempio al diffuso feticismo del piede o della scarpa (in particolare al dangling, cioè quando si fa dondolare al piede una calzatura parzialmente indossata, oppure al crush fetish), ma anche ad altre forme di feticismo che riguardano altre parti del corpo come le natiche. La visione entra anche in gioco procurando piacere nell'assistere ad alcuni atti corporei quali l'urinare, defecare, starnutire oppure in altri atti come il fumare. L'olfatto e il gusto sono più direttamente implicate nell'urofilia, coprofilia, o nell'adorazione di varie parti del corpo umano. Il canale tattile svolge un ruolo principale in alcune forme di feticismo come quello che porta a indossare abiti in latex o PVC (seconda pelle), ha un ruolo anche nelle pratiche di schiacciamento come il trampling.
Riguardo alla natura del feticcio, si distinguono innanzitutto tre diverse categorie da cui questo può derivare: da specifiche parti del corpo umano (parzialismo), da fluidi o escreti biologici, e da alcuni oggetti inanimati quali possono essere gli indumenti. Le parti del corpo umano assunte come feticcio sono comunemente il seno, le natiche, i piedi, le mani, le gambe ma anche altre parti meno consuete tra cui le ascelle, il naso, i peli e l'ombelico. Tra i fluidi ed escreti biologici figurano il sudore, la saliva, l'urina e le feci. Tra gli indumenti classicamente associati al feticismo figurano la biancheria intima, le calze, i guanti, scarpe e stivali.
Il feticismo può essere inoltre legato ad alcune caratteristiche fisiche particolari quali la donna incinta, la presenza di mutilazioni, oppure il sovrappeso (BBW).


Il feticismo in letteratura
Restif de la Bretonne si sofferma in diverse sue opere su temi feticisti e in particolare sul feticismo dei piedi, che proprio in riferimento alla sua opera viene talvolta chiamato "retifismo". In Le notti di Parigi (1788-1791), per esempio, Bretonne narra dell'insana passione che porta alcuni uomini a rubare le scarpe di signore sorprese a passeggiare lungo le strade della capitale francese; in Le Pied de Fanchette (1768, opera che non conosce ancora traduzione italiana) protagonista è una donna che si serve del fascino delle sue estremità per avvantaggiarsi socialmente.

Un altro autore che ha lasciato opere considerevoli su questi temi è lo scrittore Tanizaki Junichiro, maestro della letteratura giapponese del Novecento. Il giovanile, primissimo racconto Il Tatuaggio (1909 Shisei Irezumi) esprime chiaramente, in poche righe, la centralità dei piedi nel simbolico erotico dello scrittore: piedi che hanno un'anima e si impongono come strumento di sottomissione dell'uomo nei confronti dell'onnipotente ricca carica sessuale ed esistenziale femminile. Nel romanzo I piedi di Fumiko un giovane aspirante artista scopre la smodata passione di un parente per i piedi di una ragazza che egli mantiene nella propria casa. Perfino negli ultimi giorni della propria vita non rinuncia ad assorbire il poco cibo che è in grado di mangiare dalle estremità di Fumiko. 
La figura dell'anziano folle di passione ritorna nel libro che è considerato tra i maggiori capolavori di Tanizaki: Diario di un vecchio pazzo. Un uomo, al termine della propria esistenza, tra ricordi e riflessioni, vive e racconta la propria debolezza per i piedi della nuora. Tokusuke arriverà a fare incidere l'impronta dei piedi della donna sulla sua tomba. Con la scusa di riprodurre un Bussokuseki (impronte di Buddha), egli stesso farà una litografia dei piedi della giovane Satsuko usando inchiostro rosso. L'operazione con la verniciatura, la manipolazione, l'asciugatura dei piedi, costituisce un'occasione per avvicinare l'oggetto desiderato. "Poi, quando sarò morto, non potrà non pensare: Quello stupido vecchio dorme sotto questi piedi bellissimi. Sto ancora calpestando le ossa di quel povero vecchio sotto terra".

domenica 16 aprile 2017

Bdsm e virtuale

Di tutte le interazioni sessuali possibili tra esseri umani, il BDSM sembra essere tra i più adatti a succedere in un ambiente virtuale o anche semplicemente via chat o videochat. Per molti si tratta di un dato sorprendente: di solito si tende a associare a queste pratiche una fisicità estrema e radicale. La ragione principale è naturalmente che questi generi di sessualità accadono innanzitutto nella mente.

Quindi, mentre molte delle sensazioni associate al BDSM (come il dolore) sono forzatamente assenti, molte altre non solo sono presenti, ma efficaci (“fisicamente”, se si considera la mente una parte del corpo) quasi quanto nel mondo reale. La comunità BDSM residente negli ambienti digitali ha già da tempo iniziato a sperimentare strumenti e tecnologie per attuare diverse di queste pratiche: la costrizione, la deprivazione sensoriale, l’umiliazione, la sissyfication (femminilizzazione, molto efficace in un ambiente dove è possibile alterare il corpo in tempo reale), ma anche il bondage – e molte altre. Con risultati davvero sorprendenti, non solo in termini di intensità emotiva e sessuale ma anche di corrispondenza tra reale e virtuale.


Ma è vero tutto ciò? 
Secondo me, la realtà in tutte le sue sfumature, sopratutto nel bdsm, è e sarà sempre la scelta migliore. 
Le emozioni è vero si possono cogliere nelle parole, ma è solo guardando negli occhi il mio slave, vedere la sofferenza, la gioia, l'amore e le lacrime, che ottengo la mia soddisfazione. 

mercoledì 12 aprile 2017

Random thoughts

Before taking the step to bring BDSM into your sex life there needs to be communication. Communication is key in relationships, and is one of the most important aspects of BDSM, so communicate first! Discuss any fetishes or kinks you or your partner might have and see where your interests overlap.

BDSM is ALL about consent.

martedì 11 aprile 2017

lunedì 10 aprile 2017

Fifty Shades versus BDSM: The reality of consent

di CHARYN PFEUFFER
They’re back, and ready to tie up some loose ends: Fifty Shades Darker, the highly anticipated sequel to Fifty Shades of Grey, opens in theatres next Friday, Feb. 10. Whether you loved, hated or ignored the first movie or the 150-million-copy book trilogy that preceded it, there’s no denying that the blockbuster started a larger conversation about BDSM in popular culture.

 Just in case you somehow missed it, BDSM is an abbreviation: It stands for bondage and discipline, dominance and submission and sadism and masochism. In other words, it’s an umbrella term to describe a myriad of sexual kinks, including but not limited to bondage (rope, blindfolds or handcuffs), impact play (spanking, flogging or caning) and kinky role-play (think doctor/patient or teacher/student scenarios).

When Fifty Shades of Grey hit bookshelves in 2011, people got all hot and bothered. Kinky traffic on the adult website xHamster in Canada rose 28.56 per cent in the year after the first film came out, which, by the way, grossed $81.7-million (U.S.) in North America in its opening weekend. The storyline goes like this: Boyishly handsome millionaire Christian Grey woos recent college grad (and virgin) Anastasia Steele with spendy gifts before introducing her to the Red Room of Pain in his basement. The books arrived at a time when BDSM wasn’t part of the mainstream dialogue and it catapulted women’s hidden desires into mainstream conversation.

If Fifty Shades is your guilty pleasure, that’s fine. But if it’s inspiring you to explore BDSM, keep in mind that long-time practitioners – or players, as they call themselves – largely criticize author E.L. James’s depiction as woefully inaccurate. More than once, Christian refuses to listen to Anastasia’s “no,” but the community has put big efforts into prioritizing consent for many years. And, advocates say, since sexual consent is a critical topic everywhere from postsecondary campuses to criminal courts, a better understanding of BDSM could probably help society at large.

“He is a powerful, rich man with a lot of social power and he uses that to manipulate her and coerce her into a relationship that he wants,” says podcast host Dawn Serra about Fifty Shades. “Nothing about the agreement is about what Ana wants, nor does he ever acknowledge how his power automatically makes her agreement questionable.”

On her show, Sex Gets Real, Serra often discusses the importance and practicalities of two core BDSM beliefs about consent: that all acts should be safe, sane and consensual, or SSC, and that everyone should practise risk-aware consensual kink, or RACK. “The goal is ultimately the same,” says Serra, who lives in Salt Lake City, Utah. “That everyone involved in an activity understands the potential risks and has taken the necessary precautions for their required level of safety, and that everyone involved has the ability – mentally, psychologically and socially – to choose for themselves whether or not to engage in this activity.”

BDSM players typically communicate via a “safe word”: an agreed-upon verbal safety net of sorts. The most common one is “red,” meaning stop, like a stop sign. According to Whiplr (Tinder for the kink community), fruits and colours make up nine of the top 15 most popular safe words. Banana or pineapple, anyone?

“In BDSM, it is common practice to discuss ahead of time what all partners want to do, and what limitations they have,” says Carol Queen, the staff sexologist at San Francisco sex-toy shop Good Vibrations. She adds that these limitations are sometimes based on boundaries, and sometimes on health issues, “as when a person who has asthma shouldn’t have a hood put on them.”

Queen began exploring BDSM in the 1980s, and says that it’s where she first heard the actual word “consent” used regularly, and discussed as an integral part of an erotic experience. She says it’s far less common for those having “old-fashioned skin-to-skin sex” to have involved conversation about what they like, don’t want to do and what kind of STIs they might have.

She believes that most of us are poorly equipped to have an honest dialogue about sex and that many negative experiences – from awkward misunderstandings all the way to sexual assault – might be avoided if we got comfortable with these conversations. “The BDSM players are among the only people on the planet who elevate sexual/erotic communication this way,” Queen says. “We all have tons to learn from them.”

The official trailer for Fifty Shades Darker has been viewed more than 17 million times on YouTube, but it’s unlikely that the franchise will help teach us about healthy sexual consent. Here’s a line from the first book, written from Anastasia’s point of view: “No,” I protest, trying to kick him off. He stops. “If you struggle, I’ll tie your feet too. If you make a noise, Anastasia, I will gag you.” Trust and communication is essential in BDSM relationships, but it’s nowhere to be seen in these scenes.

“It romanticizes a coercive, manipulative, abusive relationship that is not consensual, while also insisting that being abused is the reason someone would be into BDSM,” Serra says. “In the second and third books, it’s clear that Christian begins to let go of his sadism as Anastasia begins to fix him, which reinforces a lot of dangerous cultural messaging around women being responsible for fixing emotionally unintelligent, unavailable men. Ana never had a chance.”

She tries to steer people toward similar, supererotic stories depicting consensual, healthy relationships between two consenting adults who are emotionally mature and self-aware. They do exist. Right now, she’s recommending How Not to Fall and How Not to Let Go, both by professional sex educator, PhD and New York Times bestselling author Emily Foster. “They are a direct response to Fifty Shades by a well-known sex educator and they are so hot without glamorizing abuse or manipulation,” Serra says.

“The real thing we need is for all of us to learn way more about sex and erotic and kinky play,” Queen says. “If viewers can get it that movies like Fifty Shades are not sex education, then some will get turned on to varying sex acts and know that they need to go out and learn more about them.” After all, consent isn’t just sexy – it’s mandatory.

http://www.theglobeandmail.com/life/relationships/fifty-shades-versus-bdsm-the-reality-of-consent/article33876672/

lunedì 3 aprile 2017

Ecco perché le tue relazioni estreme non durano

di Ayzad
Guida per esploratori del sesso insolito. Studia cose strane per spiegare quelle quotidiane

Ci hai messo così tanto impegno. Hai lottato per accettare le tue strane fantasie erotiche finché hai scoperto che là fuori c’erano altre persone che condividevano i tuoi desideri. Hai cercato informazioni e studiato un sacco; hai imparato a memoria il gergo. Hai fatto tuo il motto dell’SSC e ripetuto prove con le varie tecniche fino a quando non ti sei sentito pronto; hai raccolto il coraggio per provarci davvero; hai subito tutta l’ordalia delle uscite con sconosciuti e tutte le persone assurde che hai incontrato. E poi – finalmente! – hai trovato il partner di gioco perfetto.
Una persona che incarnava tutti i tuoi ideali e condivideva con entusiasmo tutti i tuoi gusti. Qualcuno così bravo a sperimentare nuovi giochini sexy e zozzi che non riuscivi a credere quanto fossi stato fortunato – al punto che gli appuntamenti sono diventati qualcosa di più, fino a sbocciare in una vera relazione.
Vi siete innamorati l’uno dell’altra e avete riso alle spalle di tutti gli aspiranti Christian & Ana Grey, perché la vostra vita da sogno era esageratamente migliore delle loro.
E allora, tanto per curiosità… Com’è che la tua storia non è durata più di qualche mese – o al massimo di qualche anno? Anzi, già che ci siamo: che mi dici anche di tutti i tuoi altri idilli falliti? Cos’è andato storto?

Le lacrime amare di infiniti porcelli
Partendo dalle basi, se mal comune è mezzo gaudio puoi consolarti sapendo di non essere il solo a penare così.
Le relazioni estreme sono notoriamente fragili quasi per tutti – tanto che la cosa è diventata addirittura tema di un intero sottogenere artistico. Film famosi come Le lacrime amare di Petra von Kant o The duke of Burgundytrattano proprio di rapporti sadomasochisti deludenti, per non parlare di una pietra miliare della cultura zozza quale Venere in pelliccia, scritto nientemeno dalla persona che ha dato il proprio nome al masochismo. Queste e altre opere condividono tutte lo stesso concetto di fondo.
Il fatto è che, quando ci sono di mezzo sessualità insolite o sesso in generale, tutti noi non ci innamoriamo di una persona ma di un personaggio, ossia di un “ruolo interpretato per suscitare specifiche reazioni negli altri”: il Master virile e tenebroso, la Dominatrice crudele quanto seducente, lo Stallone, la servile Schiava priva di volontà, il Feticista perfetto come un disegno e così via. Presto o tardi però siamo destinati a scorgere il mero essere umano dietro la maschera, inevitabilmente imperfetto e occasionalmente distratto come capita a tutta la gente vera – ed è lì che i nostri sogni cominciano a sbandare per finire a sbattere il muso contro il brutto paracarro della realtà.

Uno shock analogo fa normalmente parte dell’esperienza di debuttare sulla propria scena erotica preferita. Che si tratti della comunità di scambisti locale o di un club BDSM, quando si trova finalmente il coraggio di partecipare dopo aver passato innumerevoli ore a fantasticarvi sopra… di solito si resta delusi dall’incontrare tipi piuttosto normali, se non l’esatto opposto di quanto ci si aspettasse. A volte è l’effetto di una cultura costruita su fondamenta difettose, ma più spesso la semplice ragione è che al di fuori di stravaganti set porno la gente tende ad avere rughe e ogni genere di forma, a fare battute sciocche e chiacchierare del più e del meno, a essere ogni tanto impacciata e a vestire quasi mai i tuoi abiti fetish preferiti. Non è che siano falsi o pipparoli (beh, per lo meno non la maggior parte): sono semplicemente persone. E non c’è motivo di disperarsi. Lasciati spiegare perché.

La scienza dietro il bleah
Dopo aver confrontato tutti gli studi mai compiuti sull’argomento, il meraviglioso libro The social dimension of sex ha confermato ciò che la maggior parte di noi aveva probabilmente già intuito con la semplice osservazione: il segreto per mantenere il proprio partner interessato ed eccitato – specie se femminile – è il mistero. Non mi sto riferendo a qualche squallido “trucco da artista del rimorchio” o robe simili; voglio solo dire che la gente ama svelare l’enigma di uno sconosciuto e apprendere nuove cose sui propri partner sessuali, anche se si tratta solamente di minimi dettagli personali. Ciò significa anche che quando non ci sono più “segreti” da scoprire subentra la noia. È solo una conseguenza di come funziona il nostro cervello: le nuove scoperte e un’intimità sempre più stretta sono entusiasmanti, mentre le abitudini potranno essere anche piacevolmente confortanti ma ammazzano sempre l’eccitazione.

In altre parole il proverbio inglese ha ragione: la familiarità alimenta il disprezzo, ed ecco perché quando si passa abbastanza tempo assieme a qualcuno la frenesia sessuale dei primi incontri finisce per scomparire. È pura natura umana e non necessariamente una brutta cosa: smettere di scopare come conigli tutto il tempo permette alle coppie di trovare la quiete e l’energia per concentrarsi sulle questioni pratiche necessarie a far funzionare davvero un rapporto. Questo a sua volta apre la strada al tipo di relazione stabile di cui hanno bisogno i genitori per procreare e crescere un figlio… il che sarà pure meraviglioso per la genetica, ma non precisamente afrodisiaco. In effetti, è evidente come la nostra programmazione ancestrale sembri fatta apposta per condannare le nostre belle, perfette, relazioni sexy e tritarle fino a ridurle alla borghesia annichilente del tenersi compagnia.

Sfortunatamente le cose vanno ancor peggio quando entrano in gioco le sessualità alternative. Il BDSM in particolare – ma tutto il sesso insolito in generale – si fonda su fiducia e comunicazione. Lungi dall’essere maniaci sessuali scriteriati, gli appassionati di pelle e fruste sono orgogliosi di negoziare, discutere e dissezionare ogni aspetto dei loro incontri fin nei dettagli più minuti.
Questo naturalmente è l’esatto opposto del tenere in piedi un aura misteriosa. Il risultato finale è che, mentre la qualità del gioco cresce pian piano verso vette inarrivabili, la connessione sempre più stretta fra i partner manda tutto a ramengo sotto un altro aspetto.

Pene d’amore
Se le coppie vanilla già trovano difficile fare del buon sesso quando sono distratte da un milione di fastidi quotidiani quali bollette, bambini urlanti, problemi sul lavoro, piccoli malanni o qualsiasi altra preoccupazione possa deragliare il romanticismo, a chi fa dell’eros uno stile di vita tocca affrontare un ulteriore ostacolo. Il fascino impareggiabile dell’erotismo estremo deriva infatti dall’attrazione che esercita sul nostro inconscio collettivo: i suoi archetipi senza tempo solleticano qualcosa nel profondo dell’anima e alimentano le nostre fantasie con immagini oniriche spesso più astratte che basate nella realtà. Un esempio perfetto di tutto ciò è la famosa scena della festa in maschera di Eyes wide shut che, indipendentemente da quanto eccitante possa essere, risulta ridicolmente assurda se solo la si analizza a mente fredda.

In coppia con la questione della familiarità citata prima, questa dissonanza rode inesorabilmente gli ideali da sogno che erano alla base dell’entusiasmo provato per il BDSM quando l’abbiamo scoperto la prima volta. Rituali, regole e disciplina già sono difficili da conciliare con la vita quotidiana, ma ancora di più lo è mantenere l’atteggiamento “appropriato” per un serio dominante o sottomesso. Quando si ha vissuto insieme per un po’ e si ha visto Lord Supersadico piangere per avere sbattuto un alluce come capita alla gente normale, i brividi che si sentono mentre ci si inginocchia per baciargli i piedi potrebbero ben essere non di soggezione ma di risa trattenute a stento nel ricordo dell’incidente. E viceversa, scatenare le proprie fruste, pinzette e altri diabolici strumenti sul corpo dell ’Inutile Schiavo con vera crudeltà diviene sempre più innaturale a mano a mano che una vocetta perplessa nel retrocranio continua a rammentare che si tratta anche del corpo della persona che ami, che ti ha curato quando avevi l’influenza e con cui hai fatto due figli.

Come personal coach specializzato in sessualità insolite mi capita spesso di incontrare persone ai ferri corti con questo conflitto fra la realtà della propria relazione e i comportamenti erotici ideali che vorrebbero tenere. Di norma il mio primo suggerimento è di fare un tentativo di gioco di ruolo per prendere le distanze dalle identità percepite di solito, o di indossare maschere fino a quando si ritrovi uno spazio mentale di gioco libero dai fardelli quotidiani. Questi sono tuttavia solo rapidi rattoppi alla buona, trucchi del mestiere per disinnescare situazioni che stanno degenerando e dare la possibilità di lavorare più serenamente sul problema di fondo. Che è un problema semplice, ma per essere affrontato richiede molto più coraggio di quanto sia servito durante quei primi, terrorizzanti incontri con compagni di gioco sconosciuti.

https://www.wired.it/play/cultura/2015/12/15/perche-tue-relazioni-estreme-non-durano/

lunedì 27 marzo 2017

OLTRE LE SFUMATURE E L’IGNORANZA: IL SANO BENESSERE DEL BDSM SECONDO AYZAD

Ayzad è giornalista, scrittore ed esperto di sessualità alternative, che pratica il BDSM da trent’anni. Si è avventurato nel BDSM per curiosità e divertimento, non di certo per noia e desiderio di dominazione. 

Come hai scoperto il BDSM?
Il primo contatto col BDSM vero e proprio l’ho avuto a 18 anni, scoprendolo prima attraverso le poche riviste a tema che circolavano in Italia a quei tempi, e subito dopo visitando un club per appassionati dove mi sono potuto rendere conto che la cultura dell’eros estremo fosse ben diversa dalle rappresentazioni violente e malsane che ne davano i media.
Se invece ci riferiamo alle prime intuizioni che ci fosse qualcosa di interessante nel legare belle ragazze e far loro di tutto, dobbiamo tornare a molti anni prima, quando, fra una caccia al dinosauro e l’altra, noi bambini ci rilassavamo guardando in televisione Le avventure di Penelope Pitstop , un cartone animato dello stesso studio dell’Orso Yogi che era inesplicabilmente strapieno di scene di bondage. Comunque, a conti fatti, sto continuando a studiare e scoprire il BDSM tutti i giorni.

Lo pratichi da trent’anni in un paese come l’Italia in cui è arduo vivere liberamente la propria sessualità. A che tipo di difficoltà sei andato incontro?
La causa comune di ogni difficoltà è l’ignoranza, che travisa un’arte, intensa finché vuoi ma basata sul rispetto reciproco e la sicurezza, in un’aberrazione inaccettabile. Capita allora di incontrare persone che si rifiutano di studiare e comprendere il BDSM e lo praticano in modo malsano, altre piene di pregiudizi che si arrogano il diritto di giudicare la vita privata altrui e di “punirla”, ma anche individui folli o che sfruttano in malafede questa ignoranza per proprio tornaconto. Sul mio sito trovi per esempio tutta la documentazione di una gogna mediatica che ho patito per mesi semplicemente perché avevo accettato l’invito di un’università a tenere una conferenza sul tema. La cosa è finita in nulla quando il paladino cattolico più livoroso nei miei confronti è stato (ri)arrestato per prostituzione minorile gay e il Parlamento ha respinto l’interrogazione con cui un senatore, noto per cercare periodicamente di rifondare il partito fascista, aveva proposto di vietarmi la parola nelle istituzioni scolastiche.

Stai percependo negli ultimi anni un cambio d’atteggiamento verso le pratiche sessuali alternative e il modo di relazionarsi con esse?
Assolutamente sì. Se l’ostacolo è costituito dall’ignoranza, col cambio di secolo la facilità di informazione e di socializzazione consentita da Internet ha trasformato radicalmente il panorama dell’eros in generale. È triste che l’educazione alla sessualità venga più dal porno online che dalla scuola o dalle famiglie, ma si tratta comunque di un enorme passo avanti rispetto a quando non c’era nemmeno quella. L’effetto di questo cambiamento si percepisce chiaramente vedendo l’approccio molto più sereno alla sessualità delle nuove generazioni, che per esempio non si fanno alcun problema a partecipare anche a eventi dedicati come Sadistique, dove oltre a giocare, esibirsi e conoscere nuovi partner si approfitta dell’occasione per imparare e confrontarsi sul piano intellettuale. Peccato che esista anche l’opposto, cioè individui gretti che usano Internet solo per confermare e alimentare la propria misoginia e l’odio per le minoranze. Fenomeni come il berluscon-trumpismo, il femminicidio e i cosiddetti “stupri virtuali” sono un’espressione della loro refrattarietà nei confronti di cultura ed empatia. Per fortuna, le persone sane sono in maggioranza.

Ti celi dietro un nome d’arte. È normale nel BDSM averne uno o ci sono alcuni che mantengono il proprio nome e cognome? Non ti sembra una contraddizione in termini essere riconosciuto a livello nazionale come un’autorità in sesso estremo, quindi disinibito, e nasconderti dietro a un nome fittizio?
Il nom de plume ha diversi motivi, dalla banalità di quello anagrafico al desiderio di garantire un po’ di privacy alla mia famiglia e alle persone che mi sono vicine: tutto sommato non faccio che seguire l’esempio di Sting, Madonna o Zerocalcare. Ciascuno di noi vive quotidianamente tante identità e tante maschere, a seconda della situazione in cui si trova. A pensarci bene, potersi scegliere il nome da dare alla propria identità erotica è anche un privilegio, no?

Nel tuo libro si parla subito di tenerezza e amore come elementi quasi imprescindibili di quest’arte sessuale, per questo è fondamentale, se già lo si ha, chiedere prima al proprio partner se non gli dispiaccia addentrarsi in questa avventura. Hai trovato l’amore col BDSM o l’hai ritrovato?
L’ho trovato incontrando le mie compagne di vita e lo ritrovo ogni volta che ci concediamo il lusso di donarci reciprocamente, mettendo a nudo le nostre anime più sincere. In onestà, trovo inconcepibile vivere incontri così profondi e non innamorarsi di chi ti affidi letteralmente la propria vita, o di chi si prenda la responsabilità di dirigere ogni tua sensazione ed emozione.

Illustra le regole basilari per non farsi male.
Restare coi piedi per terra; ricordare sempre che il partner è una persona e non un oggetto per i nostri piaceri; studiare prima di passare alla pratica. Probabilmente avrai sentito parlare di SSC, acronimo che sta per “sano, sicuro, consensuale” – sono principi che non sarebbe male seguire anche fuori dalla camera da letto, ma quando si parla di attività per definizione estreme è ovvio che preparazione e buon senso diventino indispensabili.

Qual è la pratica amata sin da subito dai neofiti del BDSM?
Non saprei risponderti. Il bello dell’eros estremo è che racchiude infinite interpretazioni, pratiche, varianti: ciascuno di noi è diverso ed è normale che sia attratto da pratiche differenti, che altrettanto normalmente cambiano col tempo, le situazioni e i partner con cui si condividono.
In compenso posso dirti quale sia l’aspetto più apprezzato da chi il BDSM lo conosce a fondo: è la serenità derivante dal lasciarsi alle spalle mille ipocrisie, atteggiamenti e pensieri che si pensavano imposti dalla società, ma che alla fine si rivelano essere solo fardelli personali del tutto superflui.

Hai scritto un libro noir sull’argomento, Peccati Originali, nel quale ci scappava il morto per una pratica estrema finita male. Qual è l’incidente più clamoroso che è accaduto nella storia di quest’arte sessuale?
Sfogliando i giornali capita con una certa frequenza di incontrare notizie tragiche legate a “giochini strani”, ma leggendo meglio ci si accorge sempre che non si tratta di BDSM, bensì di persone che agiscono in maniera improvvisata, imitando i video porno visti online o senza una vera preparazione. Se si guarda la cosa da un punto di vista statistico e si considera che il 10% della popolazione ama l’eros di dominazione e sottomissione, ci si rende conto che rispetto al totale dei giochi fatti le sciagure che arrivano in cronaca siano un numero così irrisorio da essere la dimostrazione stessa di quanto sia efficace la cultura di sicurezza e rispetto promossa dai praticanti di BDSM.
Se vogliamo abbandonarci alla morbosità, comunque, la pratica sessuale più pericolosa in assoluto non fa nemmeno parte del BDSM ed è il breath control, l’asfissia autoerotica, che ammazza una media di tre persone ogni giorno in tutto il mondo.

Di mestiere fai anche il personal coach, sai riconoscere a primo impatto dominatore e sottomesso?
Per quello non serve essere un coach. Dopo un po’ che si frequenta l’ambiente di chi pratica BDSM, si impara a riconoscere quasi istintivamente le preferenze altrui. La cosa più divertente e utile è identificare le diverse inclinazioni fuori da quell’ambiente.

Che tipo di richieste di consulenza ricevi dalle aziende che affrontano il mercato delle sessualità alternative?
Si va da consulenze di marketing (il BDSM è molto usato in pubblicità, anche in modi molto sottili) a studi di prodotti, dalla creazione di eventi e ambienti a tema a necessità davvero molto particolari. La maggior parte delle richieste tuttavia arriva ancora da parte di chi è convinto che “quelli che fanno le robe strane” siano un ingenuo mercato di polli da spennare, e finisce col ritirarsi con la coda fra le gambe quando capisce che si tratti invece di persone abituate a esercitare un bello spirito critico.

Secondo te, moda, fetish e BDSM sono spesso strettamente collegati per il concetto di costrizione e travestimento che hanno alla base?
I primi due senz’altro: a conti fatti, il fetish non è altro che “la moda” quando sensualità e seduzione vengono spinti ai massimi livelli. Nel BDSM i giochi di ruolo e i loro abbigliamenti costituiscono invece più uno strumento che aiuta a lasciarsi alle spalle le proprie identità quotidiane, permettendo così di immergersi nello spirito erotico senza trascinarsi dietro inibizioni, preoccupazioni e magagne varie.

Perché c’è un’ampia diffusione di moda fetish e pratiche BDSM nel Regno Unito?
In effetti a partire dagli anni Novanta il Regno Unito si è affermato come la patria del genere fetish, con la presenza di parecchi stilisti e negozi di fama mondiale concentrati soprattutto a Londra, dove addirittura Holloway Road era soprannominata da tutti “Fetish Street”. La base è stata posta dalla leggendaria repressione sessuale degli inglesi, sublimata fin dal tardo Settecento nella fissazione per la disciplina corporale, che non a caso nel resto del mondo era chiamata “vizio inglese”. Se pensiamo che nelle scuole britanniche le bacchettate hanno cominciato a essere vietate solo a partire dal 1987 (e dal 2003 in certi territori), è facile intuire quanto radicato sia un certo immaginario nella cultura locale. Questo ha generato una richiesta di dominatrici professioniste, che praticando un’attività legalizzata si facevano aperta pubblicità. Quando ancora esistevano le cabine telefoniche, per esempio, era normale trovarle tappezzate di tart cards, cioè volantini che facevano a gara per attrarre l’attenzione dei potenziali clienti. Il modo migliore per spiccare era mostrarsi addobbate con look spettacolari, quindi alcuni artigiani si erano specializzati fin dagli anni Sessanta nel creare abiti che oggi chiameremmo fetish. Dove ci sono abiti, ci sono anche i relativi appassionati, così a Londra sono nate anche diverse riviste rivolte a quel pubblico, ottime per permettere alle suddette signore e ai suddetti artigiani di farsi pubblicità. Le pubblicazioni impiegavano fotografi che hanno contaminato con i loro scatti il mondo delle gallerie d’arte; questo immaginario culturale è tracimato nella scena del clubbing con organizzazioni colossali quali Torture Garden. Chi andava nei locali voleva vestirsi in quel modo, quindi sono nate le boutique fetish. E così via. È stato un vortice che si è autoalimentato per parecchio tempo. Adesso il fenomeno è un po’ in calo.

L’aspetto più interessante è come tutto ciò abbia contribuito a favorire l’apertura mentale della popolazione nei confronti delle sessualità alternative. In fondo è stato in gran parte effetto di una legislazione senza ipocrisie nei confronti della prostituzione, che ha generato un indotto commerciale tale da farci ritrovare qui a parlarne ancora oggi. Chissà cosa sarebbe successo se anche la leggendaria moda italiana si fosse potuta permettere di esplorare certe direzioni.

Da giornalista ti devo chiedere perché ti autodefinisci “giornalista pentito”?
Vivo da sempre di scrittura e per moltissimo tempo ho amato le redazioni. Una dozzina d’anni fa però la professione di giornalista si è rapidamente svalutata: la ricerca e l’analisi delle notizie è pressoché sparita a vantaggio del rigurgitare comunicati stampa che fanno solo l’interesse dell’azienda o del politicante di turno. Più recentemente si è inoltre affermato il fenomeno del clickbaiting e delle “notizie” concepite esclusivamente per creare ansia, odio o paure con cui tenere avvinto il pubblico, privi di alcun riguardo per il suo benessere. 
Se ci aggiungiamo pure le condizioni economiche vergognose alle quali sono assoggettati i cosiddetti “creatori di contenuti”, puoi capire perché abbia avuto un riflusso di amor proprio, buttato il tesserino e preferito dedicare il mio tempo a produrre qualcosa che faccia invece star bene la gente, o per lo meno la diverta. Le migliaia di email ricevute in questi anni da chi ha tratto beneficio dai miei lavori suggeriscono che abbia fatto la scelta giusta…

Molte ragazze ma soprattutto donne adulte inesperte andranno a vedere 50 Sfumature di Nero a San Valentino. Hai qualche consiglio da dispensare per una corretta visione di una storia dove il BDSM “praticatovi” è pura fantasia?
Lo stesso consiglio che do a chi guarda porno ed altri tipi di spettacoli: se ti piace questa fantasia goditela, ma ricorda anche che si tratta di fiction. Nella vita reale a guidare come Vin Diesel si finisce dal carrozziere con un conto chilometrico, sposarsi una persona che ti ama dà molta più soddisfazione che sbavare dietro alle star del cinema. Per divertirsi col BDSM non servono attici ed elicotteri, ma solo un approccio sano alla cosa, che si può apprendere anche da un libro.

https://fioreavvelenato.wordpress.com/2017/01/31/oltre-le-sfumature-e-lignoranza-il-sano-benessere-del-bdsm-secondo-ayzad/

AddToAny

Copyright

Copyrighted.com Registered & Protected 
9659-NUMU-ZC4E-QPRG