Not Safe For Work

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mercoledì 28 settembre 2016

Cosa mi piace di più del pegging?

Cosa mi piace di più del pegging?
E’ il modo in cui il mio sottomesso geme e si contorce mentre lo sto penetrando. Il suo lamento è molto molto forte.
Mi onora come donna, essere in grado di fare una cosa del genere, solo con una cintura e un dildo.

video


Di per sé il pegging (pratica sessuale nella quale l’uomo è penetrato analmente da una donna che indossa uno strap-on dildo) sottintende un aspetto psicologico legato alla sottomissione e alla dominazione, oltre che un aspetto di trasgressione legato all’infrazione del tabù insito nel pegging. Alcune donne traggono piacere dalla sensazione di avere un pene simulato, mentre alcuni uomini sono attratti dall’esperienza passiva della penetrazione.

mercoledì 21 settembre 2016

La clitoride ha uno scopo puro. E' l'unico organo del corpo umano designato esclusivamente al piacere. E' solo un fascio di nervi, per la precisione 8000 fibre nervose, la più alta concentrazione di fibre nervose di tutto il corpo, compresi i polpastrelli, la labbra, la lingua, e due volte.... due volte superiore a quella presente nel pene. Chi ha bisogno di una rivoltella quando si ha a disposizione una semiautomatica?

(Nathalie Angier)

lunedì 19 settembre 2016

Pensieri sul rapporto tra Dom e sub

Ci sono tanti modi di vivere e interpretare il BDSM, ognuno di noi ha una percezione diversa di questo mondo: chi la vive come una trasgressione da vivere ogni tanto, chi come un gioco e chi la vive come qualcosa che va al di là del puro gioco erotico.
Personalmente vedo il BDSM come un forte legame, al di sopra dell’amore: un qualcosa di profondo, viscerale, carnale, passionale, mentale e di totale appartenenza. 
Catene non solo reali, catene mentali, indistruttibili che legano a doppio filo la Dom ed il sub. Una sorta di riequilibrio di due esseri che fondendosi in uno, si completano e realizzano.
Non tutti però sono pronti ad un rapporto del genere. Molto spesso si ha paura dei legami anche quelli più semplici ed appartenere totalmente ad un altro non è una cosa molto semplice, soprattutto per chi ha un’indole da sub.
Il mondo del BDSM è eterogeneo, proprio perchè ogni persona è diversa dall'altra, per cui ci si ritrova molto spesso a confrontarsi con persone appartenenti all’altro “ruolo” che non sono per forza di cose compatibili con noi (e qui intendo nel modo di essere e non nei desideri). 

L'appellativo Master/Mistress /Sub/ non vuol dire che si è pronti a tutto, semplicemente è un’identificazione del ruolo. Il “gioco” delle parti inizia quando ci si comincia a conoscere. Conoscersi per me non è passare subito all’azione, ma rendersi conto se l’altro è compatibile, se l’altro vive e vede il BDSM come la sottoscritta. Troppo spesso il sub, incappa nell’eccitazione del momento e nell’idealizzazione della Dom, perdendo totalmente il contatto con la realtà. Questo per me è un grosso errore. 
Tocca alla Dominante, riportare il sub alla razionalità prima di iniziare il reale percorso. Io voglio entrare nella mente e nell'anima dello schiavo, nutrirmi di essa per poi arrivare al suo corpo. 
Se volessi solo qualcuno da malmenare ed umiliare, ci sarebbe l’imbarazzo della scelta. 
Di quelle proposte ne arrivano a iosa, ma a me non serve. 
Non interessa. 
Non necessito di questo. 
Voglio di più. 
Mentre c’è chi si accontenta in questa cosa, dando dei morsi, degli assaggi al BDSM, io no. 
Io voglio viverlo. 
Non è stato sempre così, da quando ho iniziato questo percorso, anche io ho fatto degli errori e sono maturata. L’indole c’è sempre stata, ma per arrivare a rendersi conto di quello che si vuole e come lo si vuole, ci vuole senza dubbio del tempo. Ho avuto varie “idee” di come doveva essere il mio schiavo, di come dovevamo interagire, ma ora sono arrivata alla consapevolezza di quello che voglio e di come voglio che sia, non ho intenzione di scendere a compromessi e accettare qualcosa di meno.
Sicuramente "giocherò" molto meno, ma quando lo faccio e lo farò, voglio essere appagata ed esausta dalle emozioni e dalle sensazioni, dal sentire e dal toccare.  
Mi rendo conto però, che per molti è un gioco e per molti altri è una mela del peccato da assaporate ma non mangiare. Hanno paura di viverla, hanno paura di donarsi, hanno paura dei legami e perdono le parti più belle del rapporto: fiducia, abbandono e totale appartenenza. Non è una cosa per tutti lo so, ma il sub non deve essere una persona “debole” come molto spesso si crede. Anzi ho sempre pensato che il sub sia una personalità molto forte, talmente forte da donarsi senza se e senza ma per un atto di amore e devozione, talmente forte da compiacere mentalmente e fisicamente la Dom. Chi è sub non è un reale “coglione”, non è un debole, non è un cane. Infatti quello che desidero al mio fianco è un sub che sia sottomesso solo a me, ma non in quanto “Dom” ma perchè vuole appartenere a me, solo a ME, desidera servire solo me e compiacere solo me. 
A me non serve uno che si sottometta a chiunque.

lunedì 5 settembre 2016

Dream of.....

Apro uno spazio con immagini prese dal web che mi hanno colpito molto, perchè rappresentano una mia fantasia o un desiderio che voglio realizzare. 
Godetevele....





domenica 4 settembre 2016

Verità e sincerità

Affrontare sè stessi e gli altri è difficile: vuol dire essere sinceri e dire la verità.
In una società che ci impone di essere felici, la sincerità viene messa in secondo piano. Per cui apparire per quello che non siamo, pur di mostrare una vita felice, invidiabile e piena di soddisfazioni diventa un modo di essere e vivere.
In realtà il modo per essere felici è proprio l’essere sinceri, affrontando in primis sé stessi e successivamente gli altri. Solo essendo sinceri con sé stessi si può scoprire chi si è e cosa si desidera realmente.

Partendo da questo presupposto, in un contesto come quello del BDSM, ma in generale in tutti i rapporti interpersonali, la sincerità dovrebbe essere alla base di tutto. Se non si è in grado di essere sinceri con sé stessi, non si può avere consapevolezza del proprio ruolo e non si può iniziare quello che io considero un percorso.
Purtroppo invece ci si maschera da sub per non pensare ai propri conflitti interiori, per non affrontare sé stessi e ci si spinge forse a livelli di masochismo/feticismo estremi per catalizzare il dolore interno, verso quello esterno, per sentire di essere vivi, per provare emozioni che troppo spesso si soffocano.
Ci si traveste da Dom, chi perché probabilmente ha la vita incasinata e vuole che almeno in qualcosa ci sia dell’ordine, chi perchè nella propria vita non conta nulla e non ha nulla su cui contare, ma così facendo ci si ritrova ad innalzare il proprio ego con uno stuolo di sub, che fingono anch’essi: adulano per essere considerati.
Con l’assenza della verità tutto diventa fittizio, inconsistente, apparentemente soddisfacente ma vuoto, un vuoto che molto spesso diventa sempre più grande perché non si vanno a colmare le vere lacune, ma ci si riempie di cose che non ci appartengono, per sentirci momentaneamente appagati. Non voglio vivere il momento senza costruire nulla, afferrando quello che si può, come si può. Non voglio gratificarmi di adulazioni false, non voglio appartenere ad una menzogna e nemmeno voglio raccontarla o assecondarla.

Nessuno è perfetto e tutti hanno le debolezze: le hanno i sub, i Dom, gli switch ed i vanilla. La debolezza è insita nell'animo umano, sta a noi imparare a gestirla, ad affrontarla e a rafforzarci.
Bisognerebbe imparare a conoscersi, ad accettarsi, ad amarsi per quello che si è, a non fuggire o a nascondersi. Solo allora, quanto si sarà giunti alla consapevolezza del proprio essere, si potrà intraprendere un percorso BDSM assieme ad un'altra persona. 


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